Il 10 settembre 1996 il Consiglio Comunale di Torino ha approvato un ordine del giorno a larga maggioranza sulla questione delle droghe, questo documento è ritenuto estremamente importante e significativo da tutti coloro che si occupano da vari versanti di questo grave problema sociale perchè potrebbe aprire in Italia una nuova fase sul tema "droga", riuscendo finalmente a conciliare diritti e libertà delle persone con politiche di solidarietà e di sostegno sociale, facendo così uscire centinaia di migliaia di consumatori dall'invisibilità e dalla repressione.
Di questo atto del Consiglio Comunale di Torino molti ne hanno parlato e diversamente commentato, dividendosi equamente tra proibizionisti e antiproibizionisti, alimentando anche paure e disinformazione.
A mio avviso questo pronunciamento non solo è un segno di novità importante, proprio perchè viene da un Ente Locale, ma dà un giudizio critico e severo sulla legge del 1990 (che ha portato molti consumatori di sostanze in situazioni drammatiche di repressione e di ulteriore emarginazione) sulla scorta dell'esperienza concreta di governo di un territorio e dei problemi sociali, chiedendone al Parlamento la modifica e aprendo la strada verso la distinzione fra le droghe, con la legalizzazione della cannabis e la sperimentazione di tutti gli interventi di strategia di Riduzione del Danno, offrendo infine la città di Torino come "laboratorio dell'innovazione e della riforma anche sui temi delle politiche sulle droghe".
Questa presa di posizione del Comune di Torino parte dall'analisi del tessuto urbano che si dibatte tra repressione e tolleranza dei fenomeni connessi al disagio sociale; fenomeni che vanno gestiti e trattati "a tutto tondo", attuando politiche di coivolgimento di tutti i soggetti, a partire dalle vittime di molti reati, e soprattutto politiche sociali che includono e non alzano la soglia dell'eslusione. Tutto questo essendo ben consci di dover comunque monitorare e presidiare il territorio, ma non certo con le "ronde".
Torino si offre come laboratorio di sperimentazione di nuove politiche e interventi culturali sulle droghe, avendo ben presente che nelle grandi capitali europee queste sperimentazioni sono in atto da anni e danno buoni risultati, anche in termini di sicurezza e non solo di inclusione sociale.
Milano ha una situazione analoga a Torino, anzi forse peggio poichè la Lombardia ha il più alto numero di tossicodipendenti in carico ai servizi pubblici e privati (non potendo contare chi non è in rapporto con alcun servizio), inoltre ha un triste primato nel numero dei morti, così nella popolazione sieropositiva e in AIDS conclamata.
Da più di due anni ormai nella nostra regione il servizio per le tossicodipendenze non è governato da nessuno, i Servizi Pubblici ogni medico ha in carico circa 250 persone tossicodipendenti; in questa situazione si può solo assicurare un trattamento cronico appena dignitoso, non si può certo fare prevenzione sul territorio e nelle famiglie, nulla si fa per costuirsi competenze nel campo delle nuove droghe.
Il Privato Sociale, le Associazioni di Volontariato, gli operatori dei Servizi e la CGIL in Lombardia e a Milano denunciano da tempo questa situazione e tentano di arginare con scarse risorse i fenomeni della tossicodipendenza e dell'esludione sociale.
Non credo che a breve troveremmo nel nostro territorio interlocutori istituzionali sensibili e attenti nell'analisi come a Torino, a Palermo, a Bologna e in altre città d'Italia che, anche se con risultati diversificati stanno ponendosi questo problema, noi comunque continueremo nella nostra denuncia e nella scommessa di riuscire a sollecitare un cambiamento soprattutto culturale, che vada nella direzione di assumere la filosofia della Riduzione del Danno e le relative strategie di intervento, che pongano al primo posto il miglioramento della qualità della virta delle persone tossicodipendenti, a cui devono essere assicurati i diritti di cittadinanza.
La CGIL nazionale e la CGIL di Milano in particolare da tempo si occupa dei problemi che riguardano la tossicodipendenza e il disagio sociale in senso lato, tant'è che nel nostro recente Congresso si è presentato, discusso e approvato un documento sull'esclusione sociale, a partire proprio dall'esperienza di analisi prodotta in una Conferenza sulle Tossicodipendenze della CGIL nazionale, svoltasi a Rimini nel 1995.
Nel documento vengono affrontate e sostenute la strategia della riduzione del danno e la legalizzazione della cannabis.