Torino: il dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere, amplificato dalla vicenda di Torino, nella quale 15 ragazzi tra i 18 e i 24 anni sono finiti in carcere con l'accusa (per cinque di loro) di associazione per delinquere e uso di stupefacenti, ha fatto riesplodere la polemica trasversale tra proibizionisti ed antiproibizionisti, tra maggioranza e minoranza.
Intanto, le famiglie dei giovani (ad una, Valentina Monella, sono stati concessi gli arresti domiciliari) vivono una sorta di incubo, sospese tra il rispetto della legalita' e il timore di rovinarne l'esistenza per qualche grammo di hascish.
Intanto, si e' appreso che l'inchiesta avrebbe anche toccato alcuni militari di leva di una caserma ligure (Albenga o Diano Marina), dai quali si sarebbe successivamente risaliti a Cristiano Core, il diciottenne di Moncalieri, la cui madre Adriana Deorsola e' finita in carcere per induzione alla droga. Sul fronte politico, la discussione si e' innervata con grande vivacita' sulle recenti dichiarazioni del Segretario della Quercia Massmo D'Alema, favorevole alla legalizzazione delle droghe.
Una posizione che, all'interno dell'Ulivo, e' stata rafforzata dall'intervento (a titolo personale) del vicepresidente del Consiglio, Walter Veltroni. Davanti alle telecamere, l'ex direttore dell'Unita' ha ricordato la sua proposta, vecchia di un anno, per la legalizzazione di hascis e marijuana, rimandando pero' al Governo qualunque decisione ed iniziativa. Parole che non sono piaciute agli esponenti dell'opposizione, in particolare al presidente dei deputati del Ccd-Cdu, Carlo Giovanardi, e al coordinatore di An, Maurizio Gasparri. In una nota congiunta, Giovanardi e Gasparri hanno criticato le "ambigue e preoccupanti dichiarazioni", per poi polemizzare a distanza sul peso dei popolari nell'Ulivo.
Un richiamo alle osservazioni di Gerardo Bianco e di Rosy Bindi, riprese in parte dal Presidente del Ppi, Giovanni Bianchi, contrario alla proposta di D'Alema in nome di un presunto "lassismo, diseducativo nei confronti delle droghe". Contrarieta' alle osservazioni del leader della Quercia e' stata espressa anche, ma con accenti diversi, dai popolari Gianni Rivera e Giuseppe Fioroni, e dall'esponente dell'Unione di Centro-Forza Italia, Raffaele Costa. Per quest'ultimo, con l'ipotesi dalemiana l'Italia diventerebbe "la Mecca degli assuntori di stupefacenti".
Tesi populistica - e lo dimostrano i dati recenti diffusi da altri stati europei - non cosi' distante, pero', dalle riflessioni di un operatore che e' da anni impegnato sul fronte del recupero della tossicodipendenza. Per don Oreste Benzi, "la proposta di D'Alema deve essere rigettata con decisione e contrastata attivamente. Se dovesse diventare legge avrebbe effetti devastanti negli adolescenti e nei giovani". Secondo il sacerdote, "i motivi che inducono i giovani alle droghe leggere sono i medisimi che li inducono all'assunzione di eroina e cocaina".