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| Costa:'Marijuana libera? No, il nostro obiettivo è l'astinenza' |
Incontro con il capo dell'agenzia ONU sulle droghe Antonio Costa: tra sostanze leggere e pesanti la distinzione è arbitraria.
"Meglio il proibizionismo" "Non è come nei film su Al Capone, quando l'alcol fu vietato negli Usa il consumo diminuì". Intanto è in arrivo la legge Fini-Mantovano-San Patrignano.
Droghe leggere e pesanti? "Si tratta di una distinzione arbitraria, il nostro obiettivo è l'astinenza". Il proibizionismo? "Non è come nei film su Al Capone. Nell'America degli anni `20, quando l'alcol venne messo al bando, il consumo crollò". Viceversa, "la liberalizzazione ha sempre portato a un aumento del consumo". Antiproibizionisti mettetevi l'anima in pace, finché ci sarà Antonio Costa la politica dell'Onu sulle droghe sarà esattamente contraria a quella che voi vorreste, e molto più in consonanza con quanto il governo Berlusconi-Fini si appresta a fare. Alcune indiscrezioni indicano infatti nel 26 giugno, giornata dedicata dalle Nazioni unite alla lotta alle droghe, la data di presentazione al grande pubblico, manco a farla apposta dal palcoscenico della comunità di San Patrignano, del disegno di legge Fini-Mantovano. Si tratta dello stesso progetto già annunciato proprio al summit Onu di Vienna un mese e mezzo fa e che prevede l'equiparazione di droghe leggere e pesanti, un ritorno al concetto di "dose minima" e il ricorso al carcere per i tossicodipendenti o in alternativa il ricovero in una comunità di recupero. Una legge che rappresenta un dazio che la maggioranza dovrà pagare perché anche Alleanza Nazionale possa lasciare un segno sulla legislatura, dopo la Bossi-Fini sull'immigrazione. Forse non è un caso, dunque, che Antonio Costa, economista succeduto da un anno a Pino Arlacchi al vertice dell'Agenzia Onu sulle droghe (Unodc), abbia chiesto e ottenuto un incontro-scontro al manifesto per esporre le linee programmatiche del suo mandato, in un momento in cui per la prima volta l'approccio proibizionista di cui lui è promotore è stato duramente contestato da paesi europei come la Gran Bretagna, che hanno ormai avviato da tempo politiche di riduzione del danno e di decriminalizzazione del consumo. Ma Costa non parla mai di decriminalizzazione e neppure di depenalizzazione, semmai di liberalizzazione, che peraltro nessuno tra gli antiproibizionisti chiede. Glissando così su quali potrebbero essere gli effetti di una regolamentazione intelligente dell'uso di droghe illegali, investendo in politiche sociali invece che nell'attacco a offerta e domanda, come chiede un appello ("dal penale al sociale") lanciato da Fuoriluogo e che finora ha raccolto circa 900 adesioni. "Dobbiamo decidere se porre l'accento sugli aspetti sociali o individuali", dice riferendosi in particolare alla cannabis, che secondo lui «ha effetti tremendi sul fisico» poiché "il tasso di Thc (il principio attivo, ndr) è molto più alto che negli anni `60" e dunque è da considerare al pari delle altre sostanze. Dunque, se passerà la legge Fini vedremo fumatori, anche occasionali, di hashish e marijuana a San Patrignano? "L'intera strategia dei governi si è fondata sul modello della tossicodipendenza da eroina e cocaina. Io sono disturbato dalla mancanza di informazione sulle droghe sintetiche. La cannabis si trova nel mezzo. Non esistono centri di trattamento, politiche di prevenzione e nemmeno le forze dell'ordine si impegnano più di tanto nella confisca". Inutile ricordargli che altre sostanze altrettanto o addirittura più dannose, come l'alcol o il tabacco, siano invece lecite e anzi lo Stato lucri sulla vendita: "Nel Nordamerica 500 mila persone muoiono ogni anno per colpa del tabacco, 200 mila per l'alcol e "solo" 25 mila per le droghe. La conclusione è che le droghe lecite ammazzano di più". Allora siamo d'accordo, perché continuare a proibire sostanze che fanno meno male? Niente affatto, la conclusione è esattamente opposta: "penso che se l'umanità avesse saputo due secoli fa quello che sappiamo ora sulle conseguenze del fumo, lo avrebbe proibito già allora. La liberalizzazione ha sempre portato a un aumento del consumo", ripete.
Chiusura totale anche sui "pill-testing" nelle discoteche, che permetterebbero ai consumatori di scoprire in tempo reale la composizione chimica delle sostanze: «così si facilita l'abuso di droghe, si dà una garanzia di Stato a una cosa che fa male. Meglio il testing su chi guida, come si fa per l'alcol». Altro punto di disaccordo sulla riduzione del danno. Costa si dichiara "favorevole", ma declinando il concetto a modo suo: "riduzione del danno è quando catturiamo un trafficante, quando salviamo una vita o quando forniamo aghi puliti ai tossicodipendenti". "La nostra politica è basata sulla confisca, sulla riduzione della domanda e sull'assistenza ai tossicodipendenti", prosegue. E sì, va bene i trattamenti sostitutivi con eroina che hanno dato ottimi risultati in Svizzera e in Olanda, ma "l'obiettivo è l'astinenza da droghe".
Angelo Mastrandrea
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Manifesto del 07/06/2003
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