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| Droghe, stoppato Fini! |
Articolo inviato da erbavoglio
Tutto era pronto almeno dal 12 aprile, quando il vicepremier Gianfranco Fini dal summit Onu sulle droghe annunciò una stretta repressiva che avrebbe portato il timbro di Alleanza nazionale. Per oggi, giornata mondiale dedicata dall'Onu proprio alla lotta alle droghe, era previsto il secondo atto, con lo stesso Fini che avrebbe diffuso «al pubblico e ai mezzi di informazione» il disegno di legge, questa volta dalla comunità Incontro di don Pierino Gelmini ad Amelia.
Ma ieri pomeriggio la conferenza stampa è stata precipitosamente annullata e l'esame del disegno di legge da parte del consiglio dei ministri, previsto per martedì prossimo, rinviato a data da destinarsi. La spiegazione ufficiale è stata affidata a una scarna comunicazione del commissario straordinario antidroga Pietro Soggiu, che ha parlato di «improvvise esigenze parlamentari» per il vicepremier. In realtà, dietro le quinte si profila l'ennesimo scontro nella maggioranza di governo, con protagonista ancora una volta la Lega. A rovinare la festa a Fini è stato infatti il ministro del Welfare Roberto Maroni, che non ha gradito l'invio da parte del vicepremier, pochi giorni fa, di un testo di legge già bello e confezionato su una materia che sarebbe anche di competenza del suo ministero. E così tutto il battage mediatico che avrebbe dovuto restituire visibilità nella coalizione ad An è saltato nel giro di poche ore, anche se dal partito di Fini hanno preferito evitare di inasprire i toni e ingaggiare un altro braccio di ferro in una maggioranza già in fibrillazione. Soprattutto perché i più imbarazzati sulla legge in questione sono paradossalmente quelli con cui An va più d'accordo, vale a dire i centristi dell'Udc, e rompere su questo fronte avrebbe significato non solo inasprire le divisioni con la Lega ma compromettere i rapporti anche con gli ex democristiani del Polo. A causare l'irritazione di Maroni, e pare anche di altri componenti del governo, sarebbero stati i metodi utilizzati dal vicepremier, che venerdì scorso aveva consegnato il testo agli altri ministri annunciando l'intenzione di volere presentarlo da don Gelmini, prima ancora della discussione in Consiglio dei ministri. Ma dopo i primi malumori nel governo Fini aveva cambiato registro, e la presentazione del disegno di legge si era tramutata nella spiegazione delle «linee programmatiche, che il governo intende tradurre in ddl, per far fronte ai diversi risvolti sociali e umani coinvolti dal narcotraffico e dalla tossicodipendenza». Evidentemente tutto ciò non è bastato, anche perché difficilmente il ddl rimarrà inalterato, pur confermando l'impianto repressivo: nessuna distinzione tra droghe pesanti e leggere, ritorno al concetto di «dose», con sanzioni penali e amministrative e la possibilità di revoca se si accetta un percorso di recupero in comunità. Non si sa invece se in esso sarà contenuta l'abolizione dei Sert, i servizi pubblici sulle tossicodipendenze. Quella che andrà invece ridiscussa è la definizione delle tabelle per la detenzione di sostanze stupefacenti, che contenevano dei limiti ritenuti troppo restrittivi (si parlava di una dose minima di due grammi). «Servono degli aggiustamenti - ha detto la Sestini - per questo il ddl non andrà al preconsiglio. I tempi si allungano un po' ma è necessario, è un tema delicato. Dieci grammi in più o in meno di detenzione di sostanze stupefacenti fanno la differenza. Penso però che il provvedimento potrà andare al Consiglio dei ministri entro il mese di luglio».
Intanto si mobilitano il fronte antiproibizionista e le comunità di accoglienza. Il Cnca scenderà in piazza alle 11 davanti ai Sert di 14 città, per esprimere «un rifiuto netto di qualunque ipotesi repressiva che trasformi un problema sociale in un problema penale e un'altrettanto netta opposizione a qualunque tentativo di delegittimazione dei servizi pubblici per le tossicodipendenze, per privilegiare alcuni modelli di comunità private». I 170 operatori della comunità Saman entreranno invece in sciopero della fame per «protestare contro le colpevoli assenze del governo, lo stato di abbandono in cui versa il sistema che si occupa di dipendenze, il vergognoso ritardo con cui vengono centellinati i fondi per le comunità». Appuntamento invece in quattro piazze romane (piazza Venezia, Regina Coeli, Largo Argentina e Campo de' Fiori), dalle 19 fino a notte inoltrata, per gli antiproibizionisti, con musica, artisti di strada e la collettiva d'arte Upperground.
tratto da FUORILUOGO
Nota: Fonte - Fuoriluogo.it
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