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 Ecco cosa doveva capire il nostro(caro amico)Sirchia

Articolo inviato da teto

Il British Medical Journal rilancia l’allarme sulla canapa. Parla lo psichiatra Lester Grinspoon

Evidenze e pregiudizi

Tre studi sostengono un nesso fra uso di canapa, schizofrenia e depressione. In realtà lo spinello è usato perché allevia i sintomi delle due patologie




Marina Impallomeni


Recentemente, nel Regno Unito, il British Medical Journal ha pubblicato alcuni studi secondo cui la cannabis, a distanza di anni dal consumo, accrescerebbe le probabilità di sviluppare schizofrenia, nonché depressione e ansia. Su questo tema abbiamo chiesto un parere a Lester Grinspoon, psichiatra e docente presso la facoltà di medicina dell’Università di Harvard, che alle proprietà della cannabis ha dedicato alcuni libri fondamentali tra cui Marihuana Reconsidered e Marihuana, the Forbidden Medicine.

Professor Grinspoon, che cosa pensa degli studi pubblicati dal British Medical Journal?

Ho cominciato a studiare la schizofrenia nel 1968, ho pubblicato il mio primo libro sulla schizofrenia Schizophrenia: pharmacotherapy and psychotherapy nel 1972, ho dedicato un sacco di tempo ai pazienti schizofrenici, e non ho mai trovato alcuna prova che la cannabis possa causare la schizofrenia. La schizofrenia è una malattia mentale, e una sostanza come la marijuana non può certo provocarla. Nel mio primo libro, Marihuana Reconsidered uscito nel 1971, ho preso in considerazione i diversi miti riguardanti la marijuana dimostrando che erano effettivamente tali, e che molte delle critiche che venivano fatte erano infondate. Nel novembre 1971, poco dopo l’uscita di Marijuana Reconsidered, la rivista Lancet pubblicò uno studio del ricercatore britannico A. M. G. Campbell in cui si sosteneva che la marijuana danneggerebbe il tessuto cerebrale. La cosa interessante è che, quando altri ricercatori hanno tentato di replicare quella ricerca, non ci sono riusciti. In seguito nessuno ha cercato di sostenere che la marijuana possa danneggiare il tessuto cerebrale, e per Lancet aver pubblicato quello studio fu motivo di imbarazzo. Le faccio anche un altro esempio. Come è noto, in taluni casi può accadere che un ragazzo abbia un rigonfiamento temporaneo delle mammelle dovuto a fenomeni ormonali. Ebbene, si è cercato di sostenere che questo potesse dipendere dal consumo di marijuana. Fu fatta una grossa ricerca nell’esercito, che accertò l’infondatezza di questa teoria. Oggi nessuno sostiene più una tesi del genere. Così, a una a una, tutte queste teorie si sono dimostrate false. Per quanto riguarda le ricerche pubblicate sul British Medical Journal, non ritengo che vadano prese sul serio.

Perché?

Le spiego. Prendiamo i pazienti schizofrenici. Loro usano sostanze di tutti i tipi in grandi quantità: soprattutto alcool, ma anche tabacco, caffè e marijuana. Ora, perché consumano cannabis? Per le stesse ragioni per cui usano caffè, tabacco e alcool, soprattutto l’alcool: la schizofrenia li fa sentire così male, che vogliono modificare la loro coscienza con l’alcool o con qualunque altra sostanza che possa servire a questo scopo, compresa la marijuana.

E per la depressione?

Le persone che hanno sviluppato la depressione all’età di 26 anni – si sostiene sul British Medical Journal – non presentavano ansia o depressione all’epoca in cui avevano cominciato a fumare marijuana. Ma è molto difficile riconoscere precocemente la depressione, perché nei giovani può essere del tutto invisibile. Il fatto è che per moltissime persone la marijuana è un ottimo antidepressivo. In molti casi le persone che erano già avviate a diventare depresse o schizofreniche praticano di fatto una forma di automedicazione. Ho incontrato molti pazienti che usavano la marijuana in questo modo. Se gliela sospendevo per un mese, come facevo in genere, loro tornavano a sentirsi esattamente come prima di cominciare l’assunzione.


C’è poi un altro aspetto. Dato che il consumo di marijuana si è così diffuso tra i giovani, non crede che, se questi ricercatori avessero ragione, i casi di schizofrenia sarebbero aumentati? E invece?

Invece non è accaduto. Nel 1974 Nature, la più prestigiosa rivista scientifica, pubblicò uno studio secondo cui la marijuana avrebbe compromesso il sistema immunitario. Dunque ci si doveva aspettare un aumento di malattie, in particolare tra i giovani, considerato anche il fatto che passarsi lo spinello favorisce la trasmissione di virus o germi. Aumento che invece non c’è stato. Quello che voglio dire è che nel corso degli anni sono state pubblicate ricerche su riviste scientifiche importanti i cui risultati si sono dimostrati completamente sbagliati.

Esiste il pericolo che la marijuana possa provocare l’emersione di una schizofrenia latente?

È stato dimostrato che se lei prende i filmati fatti in casa di bambini (parlo di bambini di tre o quattro anni) che hanno poi avuto una crescita perfettamente normale, e quelli di bambini che invece hanno in seguito sviluppato la schizofrenia, e li mostra a un gruppo di esperti, questi riusciranno a identificare i bambini che avevano le maggiori probabilità di diventare schizofrenici.

Lei sta dicendo che se una persona ha un disturbo mentale latente come la schizofrenia, questa è destinata a emergere in ogni caso?

Sì, questo accade a prescindere dal consumo di cannabis. È possibile che alcuni usino la marijuana perché si sentono male senza sapere il perché, e si sentono male perché portano dentro si sé il seme della schizofrenia.

Secondo lei, perché persiste questo atteggiamento isterico nei confronti della marijuana?

La responsabilità è del governo degli Stati Uniti che dette avvio alla proibizione negli anni ‘30, con il Federal Bureau of Narcotics. Il suo direttore, Harry J. Anslinger, decise che avrebbe dimostrato agli americani la pericolosità della marijuana e lanciò quella che lui chiamava una grande campagna di informazione. In realtà fu una campagna di disinformazione. Il film Reefer Madness (uscito in America nel 1930, ndr) era pura propaganda di governo. Da allora si è sempre cercato di dimostrare la pericolosità della marijuana. Se lei pensa che negli Usa sono stati arrestati a causa della proibizione 16 milioni di americani, capirà che è molto difficile che adesso dicano “oops, scusate, ci siamo sbagliati”. Un secondo motivo è che a partire dagli anni ‘60 il consumo di marijuana è stato associato alla crescita dei movimenti per i diritti civili e di contestazione. Penso che ancora oggi molte persone abbiano paura di questo. C’è poi un terzo motivo, ed è che intorno alla proibizione ruotano molti soldi. Pensiamo solo a tutti i poliziotti, alle carceri e al personale penitenziario che ci lavora, a tutte le compagnie che fanno i test antidroga, ecc. Sono veramente tanti soldi, e un sacco di persone hanno interesse a che la proibizione continui. Devo però dire che la gente non ha un atteggiamento isterico. Anzi, per quanto riguarda la marijuana sta diventando sempre più preparata, e questo non solo perché ci sono state persone che come me hanno cercato di fare chiarezza sull’argomento, ma soprattutto grazie al diffondersi degli usi medici.

Come spiega allora i risultati piuttosto deludenti dei recenti referendum?

Secondo me gli organizzatori hanno fatto il passo più lungo della gamba, mentre questa questione va affrontata con gradualità. In Nevada era stato proposto il possesso personale fino a tre once (circa 85 gr., ndr). Era troppo! Io e lei sappiamo che la proibizione è sbagliata, ma questo risultato non si può ottenere dalla sera alla mattina.

Spesso si sostiene che la cannabis fumata oggi sarebbe molto più forte in termini di Thc rispetto a quella che si fumava negli anni ‘60 e ‘70. Lei che ne pensa?

È un’assurdità per due ragioni. Prima di tutto, la marijuana oggi è effettivamente un po’ più forte rispetto al passato, perché le persone hanno imparato a coltivarla, ma non è affatto da 20 a 30 volte più forte, come sostiene il nostro governo. Vorrei che lo fosse, ma non lo è! Diciamo che il Thc presente negli anni ‘60 poteva essere il 2-3%, mentre oggi si aggira intorno al 4-5%.
Il secondo punto, come ho spiegato nel mio libro Marihuana, the Forbidden Medicine, è che se la cannabis è più potente, è più sicura dal punto di vista dell’eventuale danno polmonare. Infatti alcune ricerche hanno dimostrato che, se il livello di Thc è più alto, si tende a fumare meno spinelli. Comunque non credo che chi fuma marijuana in quantità ragionevole si esponga a un grosso rischio per la salute. Se fumo uno spinello, sto esponendo i miei polmoni a un rischio inferiore che se passassi una giornata a Houston, Texas, dove c’è molto inquinamento. La cannabis è semplicemente una pianta. Gli esseri umani hanno sempre usato le piante sottoponendole a combustione, lo fanno da 200.000 anni. Prendiamo invece il tabacco. Le sigarette contengono tutte le sostanze chimiche che ci mettono le società produttrici. E poi, quale consumatore di marijuana fuma venti spinelli al giorno?

A mio parere quest’idea che oggi la marijuana sia molto più forte che negli anni ‘60 è dettata da un intento politico ben preciso. I genitori di oggi, che magari da ragazzi fumavano la marijuana e ne conoscevano gli effetti, ora dovrebbero dire ai loro figli di non farlo... Lei cosa ne pensa?

Ma certo, sono perfettamente d’accordo! È esattamente questo l’uso che si intende fare di questa falsa informazione.

Secondo lei è casuale che gli studi vengono pubblicati adesso, proprio quando in Gran Bretagna si decide la riclassificazione della cannabis?

No, penso di no. Sarebbe bello poter credere che la scienza sia assolutamente al di sopra della politica e del pregiudizio, ma spesso non è così. Per esempio il National Institute of Drug Abuse (Nida) ha investito molti soldi in ricerche il cui scopo ultimo era dimostrare la tossicità della marijuana, così da giustificare la proibizione di marijuana e l’arresto di 740.000 persone all’anno negli Usa. Perciò non mi sorprende che il British Medical Journal abbia pubblicato queste ricerche.

Dopo tutto non e' il Vasco a dover rileggere il trattato sulla MARIA,ma penso che sia proprio il contrario caro Sirchia!!!!!

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