La canapa indiana e i cannabinoidi in genere possono coadiuvare la terapia di malattie fra le più gravi e fra quelle che producono più dolori e disturbi.
Parte da questo assunto la mozione all'ordine del giorno dei lavori di ieri e di oggi del consiglio di palazzo Ferro Fini, con cui Claudio Rizzato, consigliere regionale Ds, ed altri esponenti del suo gruppo e di Sdi (Welponer, Marchese, Costantini, Zanonato, Campion, Gallo, Tiozzo e Resler), chiedono che governo e parlamento regolamentino l'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati.
Da IL GIORNALE DI VICENZA del 16/07/2004 - Segnalato da Alberto Bottecchia
«Nel nostro ordinamento - spiega Rizzato - è una cosa che per alcune droghe, al primo posto la morfina, è già codificata». Ma contro la mozione prende posizione la consigliere An Elena Donazzan, impegnata in queste settimane in una lotta a oltranza contro le "droghe furbe" e i negozi Smart-shop: «È una questione etica. La scienza può trovare altri strumenti. È la solita idea della Sinistra di liberalizzare l'uso della droga. È il solito tentativo di ridefinire il problema, di dimostrare che la droga fa addirittura bene. No, sono contraria».
La mozione presentata da Rizzato & C. impegnerebbe il presidente del consiglio regionale Cavaliere e il presidente della giunta Galan a comunicarne il contenuto a Roma. «È anche un discorso di equità - dice il rappresentante diessino - perché già molti paesi in tutto il mondo hanno condotto ricerche sull'uso terapeutico della cannabis e perché l'International Narcotic board dell'Onu le ha incoraggiate. Non solo, ma il governo canadese ha già adottato un piano quinquennale per la produzione di canapa a uso medico, il ministro tedesco della sanità si è espresso a favore, il governo israeliano ha adottato linee guida, e in Gran Bretagna la Camera dei Lords si è schierata apertamente. E c'è di più. Negli Stati Uniti, 6 Stati, Alaska, Arizona, Colorado, Nevada, Oregon e Washington, hanno approvato con un referendum l'uso della marijuana per i malati di tumore e aids».
La Donazzan insiste: «Macché. Qui si vorrebbe far entrare dalla finestra ciò che si è fatto uscire dalla porta. Ripeto: è l'idea della tolleranza che i Ds portano avanti da sempre. Secondo loro le piccole quantità di droga non provocano effetti e non creano dipendenza, per cui se una sostanza allevia la sofferenza andrebbe consentita. Io dico che ci vorrebbe un serio approfondimento scientifico e che, comunque, resta il problema etico».
Rizzato porta dati medico-scientifici. «La chemioterapia che si fa per combattere i tumori, ma anche i farmaci per l'aids provocano nausea e vomito. La canapa indiana presenta un importante effetti antiematico. Dirò di più: l'American cancer society ha finanziato in questi ultimi mesi delle ricerche per determinare se un cerotto al Thc, che è il principio attivo dei cannabinoidi, possa essere usato come metodo alternativo di cura».
I cannabinoidi - secondo gli studi scientifici citati da Rizzato - avrebbero efficacia anche nel glaucoma, nella sindrome di Gilles de la Tourette, nei tumori cerebrali. E, inoltre - aggiunge - "si sta studiando l'ipotesi di utilizzarli con risultati positivi nella sclerosi multipla, nell'asma bronchiale, nel morbo di Parkinson, nell'arteriosclerosi".
Ma la Donazzan non è d'accordo: «Il mio no è per tutte le droghe. Queste sostanze devastano il cervello. La mozione va respinta». E la battagliera consigliera tennista promette lunga battaglia anche contro gli anonimi Smart shop che in vetrina espongono marijuana ed estratti vari di canna con le istruzioni per l'uso. «In due mesi ne sono sorti a Trento, Padova, Verona. A Vicenza c'è un negozio in contrà S. Biagio. Offrono prodotti di una multinazionale olandese e giocano sull'equivoco e sul tempo. Li vendono nel periodo fra l'immissione sul mercato e la verifica dell'Istituto superiore della sanità. La cosa più grave è che fanno pubblicità nelle scuole. Ho fatto un presidio a Vicenza e ora sono indagata per manifestazione non autorizzata».