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STORIA DEI COFFEESHOP

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Ai tempi degli hippie c'erano molti posti dove si poteva facilmente fumare ma erano comunque nascosti alla periferia della città ed abbastanza isolati, nonostante ciò costituivano un grande spazio di aggregazione. Il primo coffeeshop che venne tollerato ad Amsterdam fu il "Mellow Yellow" nel 1972, ma il vero boom dei coffeeshop arrivò nei primi anni '80, dopo dieci anni di sperimentazione di questo nuovo movimento culturale. Ed è proprio in questo periodo che il vero business comincio ad espandersi molto rapidamente. Turisti da tutto il mondo cominciarono a visitare Amsterdam per godersi queste libertà, ma inizialmente questo provocò problemi diplomatici all'Olanda con gli stati impegnati nella "guerra contro la droga".
Arrivarono pressioni dalla Francia, dall'America, dalla Germania e dalla Scandinavia che costrinsero Amsterdam a ridurre il numero dei coffeeshops. Nel 1990 il governo di Amsterdam introdusse l' "HIT-TEAMS". Questo era composto dall'ufficio delle tasse, dal servizio pubblico sanitario, dall'ufficio registrazioni licenze, dalla squadra narcotici ed infine dall'ufficio del wellfare.
Gli hit-teams erano molto impegnati nel controllare i vari negozi. Alla prima irregolarità rilevata il coffeeshop riceveva un richiamo, la seconda volta il locale veniva chiuso per un periodo da 1 a 3 settimane, la terza volta, infine, la pena era la revoca della licenza. Questa fu la soluzione adottata da Amsterdam per ridurre il numero dei coffeeshops. Con due visite l'anno molti locali furono costretti a chiudere: dal '90 al 2001 il numero dei negozi passò da 480 a 279!
Attualmente l'immagine dei coffeeshops è notevolmente migliorata sia perchè stanno contribuendo largamente alle entrate (e al benessere) di Amsterdam sia perchè vengono appoggiati disinteressatamente da alcune istituzioni di rilievo (come la banca ABN-Amro). Fortunatamente questi eventi assicureranno il futuro di questo sistema!
  

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